Scrittura e Interpretazione dei testi 2020

Scrittura e Interpretazione dei testi 2020

Al termine del quiz è presente la valutazione finale con risposte corrette/errate

Scrittura e Interpretazione dei testi 2020

Autore: 
Università degli Studi di Bari, Laurea Magistrale in Scienze della Formazione - Scienze dell'Educazione
Difficoltà: 
medio
Voto: 
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Domande test Scrittura e Interpretazione dei testi 2020

1. Attenzione: il seguente brano è suddiviso in paragrafi numerati con numeri romani. I periodi del secondo paragrafo, numerati con numeri arabi, seguono una disposizione ERRATA rispetto al testo originale. Paragrafo I Una delle comunità più ricche e di successo tra quelle nate negli anni Settanta è Damanhur, in Val Chiusella. Oggi la sua anagrafe dichiara 600 cittadini residenti organizzati in una rete di micro comunità lungo la valle (case coloniche abitate da 15-20 persone in media), con regole condivise che hanno valore di legge e orientano le scelte di vita, figure autorevoli di riferimento, un’economia che ha recuperato il baratto e che fa uso di un denaro alternativo all’euro per gli scambi locali. Paragrafo II 1. Anche se non conosciamo i meccanismi attraverso i quali Damanhur si autofinanzia e ridistribuisce il ricavato del lavoro interno. 2. I suoi componenti vivono con ogni comfort, mangiano bene e di tutto grazie alle loro cooperative agricole e hanno un laboratorio di analisi che controlla gli acquisti fatti all’esterno. 3. A prima vista, la comunità appare come un bel modello di società che coinvolge i cittadini fin dalla nascita con una scuola che propone un tempo prolungato di "istituto comprensivo" dal nido alle medie inferiori. 4. Hanno anche uno spaccio alimentare fornitissimo e rigorosamente bio. 5. La comunità è aperta ai visitatori e collabora con organismi intellettuali sui temi dell’ambientalismo. (Da: "La Comunità di Damanhur", in "Focus"). - Si individui, tra le soluzioni proposte, la corretta sequenza dei periodi, numerati da 1 a 5, che costituiscono il secondo paragrafo del brano.

2. Attenzione: il seguente brano è suddiviso in periodi, numerati con numeri arabi, che seguono una disposizione ERRATA rispetto al testo originale. 1. Queste prepotenze non sono occasionali bensì reiterate nel tempo e riguardano sempre gli stessi soggetti. 2. Possiamo dire di assistere a una relazione di questo tipo se: avvengono prepotenze intenzionali di tipo verbale, psicologico, fisico o elettronico. 3. Il termine italiano "bullismo" è la traduzione letterale della parola inglese "bullying", termine ormai comunemente usato nella letteratura internazionale per indicare il fenomeno delle prepotenze ripetute tra pari. 4. Tra i protagonisti esiste uno squilibrio di forze tale per cui chi è oggetto di prevaricazioni è più debole e non è in grado di difendersi da solo. 5. Il termine bullying include sia i comportamenti del persecutore che quelli della vittima ponendo al centro dell’attenzione la relazione nel suo insieme. Si individui, tra le soluzioni proposte, la corretta sequenza dei periodi, numerati da 1 a 5, che costituiscono il testo del brano.

3. Attenzione: il seguente brano è suddiviso in paragrafi numerati con numeri romani. I periodi del secondo paragrafo, numerati con numeri arabi, seguono una disposizione ERRATA rispetto al testo originale. Paragrafo I Diventare mamma e continuare a lavorare. In Italia in molti casi è ancora un connubio difficile da realizzare. Come dimostra una recente indagine dell'Istat secondo cui il 30% delle donne occupate ha lasciato l'impiego dopo la gravidanza. Paragrafo II 1. Inevitabile che i riflettori si siano accesi da tempo sulla questione, anche alla luce di recenti ricerche che dimostrano come la presenza femminile in azienda aumenta le "performance", sia in termini di crescita che di redditività, migliora la capacità di "problem solving" dei team di lavoro e fa crescere in meglio la reputazione dell'impresa. 2. Per agevolare il lavoro femminile, il Governo ha introdotto tramite il Jobs Act contributi dimezzati per chi assume, tra gli altri, lavoratrici disoccupate da oltre dodici mesi o donne di qualsiasi età senza lavoro da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti. 3. Inoltre, il periodo di congedo per maternità concesso alle lavoratrici italiane è di molto inferiore alla media Ue ed è accompagnato dalla scarsità di forme di congedo parentale per gli uomini. 4. A rincarare la dose è anche l'Ocse secondo cui l'Italia è uno dei membri dell'Unione Europea (insieme a Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca) dove si registra il tasso di occupazione minore tra le donne con almeno tre figli 5. E tra quelle nate dopo il 1964, che dovrebbero rappresentare la fascia più attiva da un punto di vista lavorativo, il 25% è senza lavoro perché ha deciso di licenziarsi dopo essere diventata mamma. (da: "Maternità e lavoro, in Italia la conciliazione resta difficile", d.repubblica.it) Si individui, tra le soluzioni proposte, la corretta sequenza dei periodi, numerati da 1 a 5, che costituiscono il secondo paragrafo del brano.

4. Brano I Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Al di là delle intenzioni del suo ideatore, Peter Pan è divenuto una creatura emblematica del mondo moderno, in cui è sempre più forte un certo “culto” della fanciullezza, come mito dell’eterna giovinezza. Laddove il mondo degli adulti appare sempre più brutto, cresce il desiderio di fermarsi sulla soglia, in una sorta di infantilismo sempre più dilagante del quale si può vedere un simbolo nel cantante Michael Jackson, bizzarro personaggio dotato di un ambiguo fascino e di una particolare voce “bianca”. La "sindrome di Peter Pan", la volontà di non crescere, è diventata una vera e propria "malattia dell’anima". Lo psicologo americano Dan Kiley a essa ha dedicato addirittura un libro, uscito nella traduzione italiana nel 1985 ("Gli uomini che hanno paura di crescere"), in cui mette bene in luce il doloroso scontro con il "principio di realtà" che sempre più drammaticamente coinvolge gli adolescenti moderni, portandoli a opporre una resistenza strenua al fatto di dover diventare adulti. Secondo lui la causa di tutto questo è nella famiglia: «I genitori permissivi – osserva – hanno fatto sì che i bambini si convincessero che le regole, nel loro caso, non si applicassero mai». Le conseguenze sono a suo dire sconfortanti: «I ragazzi, se seguono le orme di Peter Pan, sono condannati ad accumulare sensazioni di isolamento dagli altri e di fallimento, via via che si compie l’ingresso definitivo in una società dotata di assai poca pazienza con gli adulti che si comportano da bambini. Irresponsabilità, ansia d’abbandono, solitudine, narcisismo sono le caratteristiche del personaggio Peter Pan e dei suoi, più o meno inconsapevoli, seguaci». C’è da aggiungere, al quadro psicologico fin qui tracciato, che esistono anche motivazioni "oggettive" al dilagare della sindrome di Peter Pan: le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, la civiltà dei consumi e la congiuntura economica in realtà impediscono in qualche modo ai giovani di crescere, di entrare cioè nella pienezza della vita e nel mondo produttivo assumendosi la responsabilità e il controllo delle proprie scelte e del proprio destino. Una recente indagine dell’ISTAT ha rilevato che quasi il 60% dei giovani fra i diciotto e i trentaquattro anni vive ancora a casa con i genitori e molti di loro non lo fanno per necessità né per studiare né per mancanza di lavoro o di alloggi, ma soprattutto perché lo trovano comodo e conveniente. Via via i genitori diventano più vecchi, mentre i figli "invecchiano" in casa senza diventare genitori. - L’autore del brano I afferma che Peter Pan è diventato un simbolo del mondo moderno nel senso che:

5. Secondo quanto contenuto nel brano I:

6. Le difficoltà economiche sono una concausa di comportamenti da sindrome di Peter Pan in quanto: (vedi Brano I)

7. Nel brano I ricorre più volte il nome di Peter Pan e della sindrome omonima. A quale delle seguenti persone NON viene associato né il personaggio né la malattia che da lui prende il nome?

8. Brano II Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. I bambini che frequentano le elementari non si chiedono "perché?". La loro morale si basa soprattutto sull'obbedienza alla volontà dei genitori. I ragazzini che frequentano le medie sono più interessati ai rapporti con i coetanei che con gli insegnanti. La loro identità si costituisce prevalentemente sull'appartenenza al gruppo di cui condividono le regole e i modelli di comportamento. L'io sociale, a quel livello d'età, prevale sull'io individuale. Essere approvati dal gruppo, sentirsi in sintonia con i suoi ideali, condividere le sue regole, costituisce una risorsa fondamentale per l'accettazione e la valorizzazione di sé. Nella scuola media inferiore, poi, il gruppo-classe svolge una funzione importante nel fluidificare i rapporti tra insegnanti e alunni, temperando la contrapposizione frontale tra le parti. Nelle scuole superiori, invece, i ragazzi, ormai entrati nella piena adolescenza, si confrontano con motivazioni autonome rispetto all'attesa degli adulti. La domanda "perché mai dovrei stare seduto per mezza giornata nel banco?" diventa molto più perentoria. Spesso non scorgono alcun nesso tra il sapere e il saper fare e tutto risulta inutile e tedioso. Tanto più che le aspettative della scuola tendono a rimanere le stesse, come se il procedere dell'età non richiedesse un diverso "contratto scolastico". È vero che la scuola non può limitarsi all'insegnamento, alla trasmissione di procedure e contenuti di sapere, ma deve anche saper educare. Tuttavia l'educazione è molto difficile in una società che non ha più valori incontestabili da proporre, granitiche certezze da trasmettere, concezioni della vita condivise da tutti. La riforma prevede di organizzare l'educazione intorno alla formazione del cittadino, dei diritti e doveri che ne conseguono, ma si tratta sinora più di un progetto che di una realtà. - L’autore del brano II è verosimilmente:

9. Che cosa pensa della riforma l'autore del brano II?

10. A quale età, secondo l'autore, vi è una prevalenza dell'io sociale rispetto all'io individuale? (vedi Brano II)

11. Per quale motivo i bambini che frequentano le elementari NON si chiedono "perché"? (vedi Brano II)

12. Secondo l'autore del brano II, la scuola:

13. Brano III Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Ogni riflessione che riguardi l'educatore dovrebbe opportunamente iniziare con un'accurata ricognizione attorno alla figura professionale, cioè attorno alle origini, al ruolo, alle competenze, alle normative di riferimento, ai percorsi formativi e altro ancora. Sarebbe una ricognizione indispensabile per delineare con precisione l'oggetto di studio, facendolo diventare un punto fermo iniziale, dal quale far discendere ogni ulteriore, più o meno originale e organica, riflessione. Fare ciò sarebbe opportuno, auspicabile e, in un certo qual modo, esaustivo se ci trovassimo al cospetto di una figura professionale definibile con completezza e precisione nei suoi tratti teorici e solare nelle sue manifestazioni operative. Una figura, cioè, esente dal dover obbligatoriamente affrontare (per convincere se stessa e gli altri della propria essenzialità e originalità) alcune annose e difficili questioni. Per esempio, la questione dei valori dei quali dovrebbe, o non dovrebbe, essere portatrice, testimone, e divulgatrice; la questione del rapporto esistente tra l'agire educativo "spontaneo" e quello "artificiale", il problema della ricerca e della dichiarazione delle fonti che la legittimerebbero a "formare" i soggetti in un certo modo e non in altri e via discorrendo. Inoltre, la figura dell'educatore professionale è una figura costitutivamente incerta, alle volte quasi sfuggente, costantemente in via di definizione, restia a qualsiasi tentativo di stabilizzazione all'interno di una rassegna esaustiva di compiti e funzioni: una figura – parafrasando Zygmunt Bauman – "liquida", malgrado i tentativi di pensarla e descriverla come "solida", ma non per questo una figura "eterea". Quella dell'educatore è una "debolezza" strutturale, non eludibile da qualsivoglia riflessione e non eliminabile a seguito di qualsivoglia riflessione. Ma è una debolezza essenziale e salutare, che rappresenta anche la sua (paradossale) intrinseca forza, se interpretata come una costante apertura di possibilità, una ricerca ininterrotta sul senso dell'agire educativo, una costante messa in discussione del proprio orizzonte di finalità, degli obiettivi, dell'universo dei soggetti e delle esperienze di vita ritenuti destinatari e/o co-costruttori dell'azione educativa. L'educatore è incerto perché l'educare (professionale e non) è stato ed è sempre incerto, ma anche perché, oggi, la figura professionale è la risultante di molte chiamate in causa, di molte assunzioni di responsabilità. E questo sia per il ventaglio di compiti progressivamente attribuiti alla figura (riabilitazione, prevenzione e promozione educativa), sia per soggetti (individuali, collettivi, comunitari) di riferimento: dalle famiglie problematiche ai senza dimora, dalla depravazione culturale di contesti territoriali agli anziani portatori di Alzheimer, dagli ex detenuti agli studenti "normali". Tant'è che oggi possiamo affermare – con tranquilla inquietudine – che tutta l'esistenza di tutte le persone è potenzialmente interessabile dal pensiero e dall'azione dell'educatore professionale. - Affermando che la debolezza dell’educatore rappresenta anche la sua forza, l'autore del brano III intende che:

14. In base a quanto scritto nel brano III, cosa si può dedurre sull’educatore?

15. In base a quanto detto nel brano III, si può dedurre che attualmente:

16. Che cosa significa "annose questioni" nel secondo paragrafo del brano III?

17. Per definire in modo esaustivo la propria figura, l’educatore professionale, oggi, dovrebbe: (vedi Brano III)

18. Individuare l’alternativa che meglio sintetizza il contenuto del testo proposto in base ai criteri seguenti: • chiarezza: la rielaborazione deve esprimere chiaramente e completamente l’argomentazione principale del testo; • essenzialità: la rielaborazione deve evitare ridondanze e argomentazioni secondarie o subordinate e non può riportare informazioni addizionali o diverse da quelle contenute nel testo; • somiglianza: la rielaborazione deve contenere tutti i principali concetti espressi nel testo. La pet therapy, terapia dolce basata sull'interazione uomo-animale, che solitamente si accompagna a mansueti labrador o a cavalli per l’ippoterapia, da oggi si avvale di altri protagonisti: delfini, foche grigie e leoni marini. Succede a Roma, grazie a un progetto per bambini autistici, promosso dall'Istituto Dermopatico dell'Immacolata in collaborazione con il Bioparco (ex zoo della capitale che quest'anno ha compiuto 100 anni) e con Zoomarine

19. Individuare l’alternativa che meglio sintetizza il contenuto del testo proposto in base ai criteri seguenti: • chiarezza: la rielaborazione deve esprimere chiaramente e completamente l’argomentazione principale del testo; • essenzialità: la rielaborazione deve evitare ridondanze e argomentazioni secondarie o subordinate e non può riportare informazioni addizionali o diverse da quelle contenute nel testo; • somiglianza: la rielaborazione deve contenere tutti i principali concetti espressi nel testo. Il flip teaching è una metodologia didattica che opera un'inversione delle modalità di insegnamento tradizionale in cui c'è un momento passivo, in classe, dove il docente è il dispensatore del sapere e l'allievo recepisce, e uno attivo, fuori della classe, in cui l'alunno lavora e fa ricerca. Con il flip teaching viene ribaltata la modalità in cui vengono proposti i contenuti e i tempi utili per l'apprendimento: la lezione viene seguita in video via Internet prima di andare in classe, e l'insegnante diventa un supporto alla comprensione di quanto appreso a mano a mano dagli allievi e dovrà impiegare il proprio tempo in questo processo di passaggio dall'ampliamento delle conoscenze all'acquisizione di capacità e competenze.

20. Individuare l’alternativa che meglio sintetizza il contenuto del testo proposto in base ai criteri seguenti: • chiarezza: la rielaborazione deve esprimere chiaramente e completamente l’argomentazione principale del testo; • essenzialità: la rielaborazione deve evitare ridondanze e argomentazioni secondarie o subordinate e non può riportare informazioni addizionali o diverse da quelle contenute nel testo; • somiglianza: la rielaborazione deve contenere tutti i principali concetti espressi nel testo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato un’emergenza sanitaria per i nuovi casi di diffusione della poliomielite. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, i focolai della malattia segnalati di recente in Asia, Africa e nel Medio Oriente devono essere affrontati con uno sforzo internazionale coordinato per evitare che la poliomielite possa riprendere a diffondersi su larga scala vanificando i progressi raggiunti negli ultimi anni per debellarla definitivamente da ogni parte del mondo. I Paesi segnalati come più pericolosi dall’OMS sono al momento Pakistan, Camerun e Siria, considerati i potenziali principali esportatori del virus nel corso del 2014.

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