Prova di ammissione corso di laurea scienze dell'Educazione, Prima parte

Tempo trascorso
-

1. il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente)nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. E ora cadiamo dalle nuvole e ci domandiamo: come è mai possibile che nelle scuole si moltiplichino le violenze e i soprusi, che i nostri adolescenti siano diventati così aggressivi e insensibili? Non facciamo i finti tonti, vi prego, e non gettiamo sulle spalle curve della scuola anche questa colpa. Sono vent'anni almeno che l'immaginario della nostra società si struttura attorno alla violenza, al denaro, al cinismo, alla brutalità, sono vent'anni almeno che gli insegnanti si trovano ad affrontare ragazzi ipernutriti da un cibo avariato che avvelena la mente, eccita a dismisura i desideri, accelera i tempi fino alla frenesia, cancella ogni pazienza ed esalta sempre e comunque una trasgressione senza scopi. Bisogna sfondarsi, stravolgersi, scalciare a vuoto, e poi accasciarsi con i vestiti giusti su qualche divano o su una panchina di un centro commerciale, senza pensare a niente. E non dimentichiamo le centinaia di film horror e una televisione dove nulla deve mai affaticare la mente ma solo elettrizzarla, nulla deve mai invitare a un pensiero più complesso, dove tutto rotola a cento all'ora tra bellocce in mutande e ragazzetti gelatinati e semianalfabeti, dove ogni minuto c'è qualcuno che ti invita a comprare qualcosa. Dall'altra parte del fosso c'è la scuola, lavagne nere e gessetti, vecchi banchi allineati, professori vestiti così così, che arrivano in autobus o su macchine mezze scassate, e che assegnano compiti su cui sudare, che ripetono fino alla nausea che la vita è dura, che bisogna studiare, concentrarsi, perché nulla ci viene regalato, perché anche le passioni prevedono sacrifici, costanza, tempi lunghi. Sono due mondi che inevitabilmente entrano in collisione, e non è difficile intuire qual è il vaso di coccio e quale il vaso di ferro. E spesso i ragazzi hanno alle spalle solo rovine di famiglie sfasciate, padri e madri che non hanno tempo né voglia di occuparsi di loro, che li lasciano soli davanti alla musica malandrina di sirene che puntano solo a spolparli. È così inevitabile che accada il peggio. La scuola non può non apparire agli occhi dello studente stravolto che come una perdita di tempo, un posto lento, dove si imparano cose inutili, che non aiutano affatto a tenere sempre viva e zampillante l'adrenalina. Il bullismo nasce in questo contesto. L'adolescente non tollera la sua età, non può accettare di restare immerso nelle lunghe stagioni dell'apprendistato, nella vaghezza di un tempo dove tutto accade piano piano: vuole dimostrare che la sua volontà di potenza, accuratamente fomentata dal mondo, non si ferma davanti a nulla, figuriamoci davanti alla compassione. Così umilia, perseguita, picchia il compagno più debole, ancora incastrato nella sua naturale fragilità, così calpesta il compagno handicappato, perché quella debolezza non trova spazio alcuno nel suo ordine di valori. E se ne frega dei rimproveri dell'insegnante, un poveraccio che non andrà mai in televisione, che obbedisce a una morale antica, ridicola. - Qual è l'argomento del Brano 1?

Il bullismo
Le famiglie moderne
L'adolescenza
La violenza della televisione
La scuola
Non so rispondere

2. Quando l'autore del Brano 1 parla di "vaso di coccio" e "vaso di ferro" si riferisce rispettivamente a:

la scuola e la televisione
l'immaginario collettivo e le famiglie
la scuola e l'immaginario sociale
la televisione e la scuola
i professori e le famiglie
Non so rispondere

3. Secondo l'autore del Brano 1, il bullismo nasce:

a scuola, perché è troppo lenta rispetto al resto della società
dal fatto che la società fomenta nell'adolescente la volontà di potenza e gli impone un ordine di valori in cui non è prevista la debolezza
in famiglia, perché i genitori non hanno tempo né voglia di occuparsi dei figli adolescenti
perché a scuola si insegnano cose inutili, che non aiutano a tenere viva l'adrenalina
perché i professori non hanno alcuna credibilità
Non so rispondere

4. Secondo quanto riportato nel Brano 1, i genitori degli adolescenti:

sono tutti divorziati
non controllano la musica che ascoltano i loro figli
sono spesso assenti
non riescono a occuparsi dei figli perché lavorano
non si rendono conto del bullismo dilagante
Non so rispondere

5. Secondo l'autore del Brano 1, i professori:

hanno una morale ridicola
conducono uno stile di vita al di sotto della media
sono impreparati perché per la prima volta, al giorno d'oggi, si trovano davanti ragazzi con la mente avvelenata dall'immaginario sociale
appaiono agli occhi dei propri studenti lenti, noiosi e pesanti
non guardano la televisione
Non so rispondere

6. Brano 2 Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. L'educazione che merita questo nome è essenzialmente educazione del carattere. Infatti, il vero educatore non ha di mira semplicemente alcune funzioni del suo allievo, come uno che voglia comunicargli soltanto certe conoscenze o abilità, ma deve fare tutto l'uomo. Se devo insegnare l'algebra posso contare sul fatto che mi riesca di dare ai miei alunni una conoscenza di che cosa sono le equazioni di secondo grado con due incognite; anche chi dispone della più piccola capacità di comprensione le capirà. Se io, invece, devo educare il carattere, tutto diventa problematico. Tento di spiegare ai miei alunni che l'invidia è dannosa e avverto già l'opposizione latente di coloro che hanno meno dei loro compagni; tento di spiegare che non è giusto picchiare il più debole e già vedo un sorriso trattenuto sulle labbra dei più forti; tento di spiegare che la menzogna distrugge la vita e accade qualcosa di terribile: il più grande bugiardo della mia classe scrive un meraviglioso tema sulla forza distruttiva della menzogna. Se gli alunni notano che voglio educare il loro carattere, alcuni di loro, che hanno in sé la capacità di possedere un vero carattere indipendente, si ribellano; non si vogliono far educare o meglio non vogliono che li si voglia educare. Anche quelli che prendono sul serio il problema del bene e del male si indignano – proprio perché sperimentano di continuo come sia difficile trovare la strada – per il fatto che si impone a loro come qualcosa di definitivo che cosa è bene e che cosa, invece, male. Questo non significa che si debba passare sotto silenzio la propria intenzione in merito all'educazione del carattere, che si debba procedere in modo astuto e furtivo. Fruttuoso dal punto di vista pedagogico non è l'intento pedagogico ma l'incontro pedagogico. Un animo che soffre per le contraddizioni del mondo, nella società umana, nell'esistenza corporea mi viene incontro con una domanda: se tento di rispondergli secondo il mio sapere e la mia coscienza, lo aiuto ad arrivare al carattere che supera nell'agire le contraddizioni. Se un insegnante si pone in questo modo di fronte a un alunno e partecipa alla sua vita ed è consapevole della sua responsabilità, tutto ciò che accade tra di loro può aprire un cammino verso l'educazione del carattere senza intenzionalità e senza astuzia: lezione e sport, un colloquio su contrasti nella classe e un colloquio sui problemi di una guerra mondiale. L'insegnante deve solo ricordare i limiti posti all'educazione. Anche laddove domina la fiducia non deve aspettarsi che domini in tal modo un'assoluta armonia. Fiducia significa breccia nella riservatezza, esplosione della stretta che stringe un cuore inquieto ma non significa adesione incondizionata. L'insegnante non deve dimenticare che anche i conflitti educano se sono risolti in modo sereno. (Da: Martin Buber, "Sull'educazione del carattere", in Anna Kaiser (a cura di), "La Bildung ebraico-tedesca del Novecento", Bompiani). - Secondo l'autore del Brano 2, come si educa il carattere?

Andando oltre i limiti posti all'educazione
Creando continuamente conflitti
Fingendo di non volerlo fare
Insegnando a distinguere il bene dal male
Attraverso la relazione, il dialogo, l'incontro
Non so rispondere

7. Secondo l'autore del Brano 2, una volta che l'insegnante ha la fiducia dell'allievo:

non vuol dire che non ci saranno conflitti
si è andati ben oltre i limiti dell'educazione
l'adesione incondizionata dell'alunno è assicurata
si apre il conflitto
c'è sempre serenità
Non so rispondere

8. Secondo quanto riportato nel Brano 2, quale delle seguenti affermazioni è corretta?

Insegnare algebra è difficile quanto spiegare che l'invidia è dannosa
Una delle caratteristiche dell'insegnante dovrebbe essere la consapevolezza della propria responsabilità
Chiunque si renda conto che si vuole educare il suo carattere si oppone
Spiegare che non è giusto prendersela con i più deboli produce sempre l'effetto contrario
È più facile educare il carattere di chi soffre per le contraddizioni del mondo piuttosto che quello di chi le vive serenamente
Non so rispondere

9. Secondo quanto riportato nel Brano 2, cosa succede quando un alunno si rende conto che si vuole educare il suo carattere?

Inevitabilmente nasce un conflitto tra alunno e insegnante
Tendenzialmente l'alunno ignora l'insegnante
Tendenzialmente l'alunno si lascia educare
Tendenzialmente l'alunno si ribella
L'alunno inizia a picchiare i più deboli
Non so rispondere

10. Brano 3 Leggere il brano e rispondere a ogni quesito solo in base alle informazioni contenute (esplicitamente o implicitamente) nel brano e non in base a quanto il candidato eventualmente conosca sull'argomento. Bambini piccolissimi, di età inferiore all'anno, sempre più spesso lasciati dai genitori con un cellulare tra le mani. È questa la fotografia scattata dal Centro per la Salute del Bambino Onlus: quasi un genitore su tre (30,7%) dichiara al pediatra di lasciare "qualche volta" o "spesso" il proprio cellulare in mano al figlio. A colpire è che si tratti di bambini la cui età è al di sotto dei 12 mesi. Altro dato interessante è che almeno un terzo dei genitori intervistati affermi di usare le tecnologie per "tenere buono" il bambino, percentuale che aumenta rapidamente al crescere dell'età. Oltre a domandarmi se il corpo umano prima o poi subirà una radicale trasformazione, a causa del nostro stare ripiegati (fin da piccoli) su uno schermo, mi interrogo sul possibile impatto psicologico dell'utilizzo del tablet e dello smartphone da parte dei genitori nella gestione delle inquietudini dei figli più piccoli. Jenny Radesky, ricercatrice della Boston University, nel 2015 ha pubblicato uno studio nel quale ha riscontrato, in un campione di bambini piccoli, un legame tra uso eccessivo dei media – a scapito di attività fisica e interazioni con altri bambini e adulti – e deficit nei meccanismi di autoregolazione. I risultati dello studio confermano che l'uso dei sensi (e in particolare delle mani) nell'esplorazione del mondo e le interazioni con gli altri consentono ai bambini al di sotto dei due anni di essere più creativi e di apprendere di più: in particolare, le interazioni vis à vis e il gioco non strutturato sono indispensabili per la creatività, l'immaginazione, nell'acquisizione di abilità emozionali e capacità di problem solving. Insomma, se è vero che i libri elettronici e le app per bambini sono utilissimi – tra le altre cose, per stimolare l'intelligenza del bambino, arricchire il suo vocabolario e facilitare la comprensione di un testo – un uso distorto di smartphone e tablet (o televisori) da parte dei genitori per calmare o distrarre i figli quando sono arrabbiati, irritati, ansiosi o agitati, può incidere negativamente sullo sviluppo sia delle abilità nella regolazione delle emozioni sia dell'empatia. Il rischio è che i genitori e le altre figure educative, nel delegare allo strumento tecnologico la funzione di calmare o distrarre il proprio bambino, abdichino a uno dei loro compiti più importanti: quello di insegnare ai bambini ad auto-regolarsi e a calmarsi attraverso gli abbracci, gli sguardi, il tono di voce, la parola, il gioco e altre soluzioni creative. È possibile che crescendo quel bambino trovi scomodo, faticoso e forse anche inutile, il confronto con certe emozioni e faccia di tutto per evitarle, perdendo informazioni importanti sul proprio stare al mondo e trovandosi in difficoltà ogni volta che le incontra sul proprio cammino. (Da: Barbara Forresi, "Piccoli bambini crescono con lo smartphone in mano (per il motivo sbagliato)", il sole 24 ore online). - Indicare l'affermazione corretta secondo quanto riportato nel Brano 3.

Quasi un terzo dei genitori intervistati dichiara che i propri figli non chiedono mai di usare il cellulare
Quasi la metà dei genitori intervistati afferma di consentire l'uso del cellulare ai propri figli per "tenerli buoni" quando fanno i capricci
Quasi un terzo dei genitori intervistati permette ai figli di utilizzare il proprio cellulare
Quasi la metà dei genitori intervistati afferma di consentire l'uso del cellulare ai propri figli, che hanno meno di 12 mesi di età
Secondo il Centro per la Salute del Bambino Onlus, troppi bambini al di sotto dei 12 mesi di età subiscono una trasformazione radicale a causa del cellulare
Non so rispondere

11. Secondo quanto riportato nel Brano 3 qual è il risultato dello studio di Jenny Radesky del 2015?

L'attività fisica, il gioco e le relazioni vis à vis sono indispensabili per un corretto sviluppo del bambino
I libri elettronici e le app sono fondamentali per un corretto sviluppo del bambino
App e libri elettronici incidono sempre negativamente sullo sviluppo dell'empatia
Tutti i bambini che usano lo smartphone hanno problemi di autoregolazione
Chi usa smartphone e tablet ha problemi di autoregolazione emotiva, però ha un vocabolario più ricco e comprende più facilmente un testo scritto
Non so rispondere

12. Secondo quanto riportato nel Brano 3, un genitore che usa la tecnologia per calmare o distrarre il proprio bambino:

crescerà inevitabilmente dei bambini che non sanno auto-regolarsi
non sa auto-regolarsi
distrugge la creatività del bambino
corre il rischio di delegare, erroneamente, alla tecnologia un proprio compito
stimola positivamente l'empatia del bambino
Non so rispondere

13. Secondo quanto riportato nel Brano 3, quale potrebbe essere la conseguenza di un uso distorto della tecnologia da parte dei genitori per calmare il figlio?

Il bambino, crescendo, potrebbe non essere in grado di affrontare alcune emozioni
Il bambino, crescendo, potrebbe diventare anaffettivo
Il bambino, crescendo, potrebbe non essere in grado di svolgere lavori creativi
I genitori, una volta cresciuto il bambino, potrebbero soffrire di maggiore ansia e agitazione
Potrebbe venire meno una buona relazione genitore-figlio
Non so rispondere

14. Secondo quanto riportato nel Brano 3, la tecnologia:

causa solo danni
aiuta a esplorare il mondo
aiuta a sviluppare le interazioni
non causa per forza solo danni
distruggerà il rapporto tra genitori e figli
Non so rispondere

15. Attenzione: il seguente brano è suddiviso in paragrafi che seguono una disposizione ERRATA rispetto al testo originale. Paragrafo 1 Ogni volta che chiedo ai miei studenti – tra i 15 e i 19 anni – quanto dormono, ricevo una risposta abbastanza preoccupante: più della metà meno di sette ore; ma c’è chi mi dice che dorme anche cinque o tre ore. Le mie classi non sono un osservatorio privilegiato, né in positivo né in negativo. È l’impressione che hanno anche quei professori e quei genitori che osservano con attenzione ragazze e ragazzi, anche se questo interesse spesso manca. Nelle molte interviste che ho fatto in varie scuole superiori, ho capito che della questione non si parla quasi mai. Paragrafo 2 Insonnie che nascono da disagi psicologici o da stati d’ansia non gestiti come si deve, ore di sonno sottratte per giocare e portare avanti relazioni sociali esili ma spesso uniche. I motivi per cui una ragazza o un ragazzo non dorme sono tanti. A chi si rivolgono per parlarne e affrontarli? Nella maggior parte dei casi a nessuno. Molto spesso non riescono nemmeno a riconoscere che sia un problema. Paragrafo 3 Qualche anno fa ho avuto uno studente che dormiva in classe. Aveva vent’anni – era stato bocciato due volte – si faceva almeno due, tre ore di sonno pieno con la faccia sul banco. Non dormiva per noia – o insomma, credo, non solo. Era il sonno di chi arrivava a scuola distrutto, dopo una nottata in bianco. Non era l’unico. Paragrafo 4 Ogni caso è un caso a sé, ma ci sono sicuramente delle costanti che negli ultimi anni sono diventate evidenti, e socialmente importanti. In “Adolescenti, una storia naturale”, David Bainbridge parla delle fasi della crescita attraversate dagli esseri umani. Nell’età cruciale dello sviluppo – tra i 13 e i 15 anni per le ragazze, tra i 15 e i 17 per i ragazzi, secondo Bainbridge – il cervello ha bisogno di una quantità importante di ore di sonno, e sarebbe questa una delle ragioni principali per cui normalmente a quell’età si dorme tanto. Superata questa fase si acquisisce una resistenza fisica tale da riuscire a stare svegli fino a tardissimo o a soffrire meno la stanchezza. Ma abituarsi a dormire meno di sette o di cinque ore al giorno fa male, dicono gli esperti. Paragrafo 5 Milena, una ragazza di sedici anni di un liceo di Avezzano, ci teneva a farlo e mi ha richiamato diverse volte nelle settimane successive: mi ha spiegato che dorme in media quattro ore e che la sua vita è completamente influenzata dall’insonnia: “Mi addormento verso le cinque del mattino. Quando mi sveglio bevo tanto caffè, anche tre o quattro tazze, mi preparo in fretta, vado a scuola, e rimugino sulle cose tutto il giorno, fino a rimettermi nel letto senza riuscire ad addormentarmi”, dice. Carlo, al primo anno di università a Bologna, mi ha detto che dorme sei ore, ma molti dei suoi compagni non arrivano a quattro: “Giocano alla play, anche fino alle cinque del mattino, si sfondano”. (Da: Internazionale, "A scuola con ragazze e ragazzi che dormono poco", di Christian Raimo) . - Si individui, tra le soluzioni proposte, la corretta sequenza dei paragrafi, numerati da 1 a 5.

3 – 1 – 5 – 2 – 4
3 – 2 – 4 – 1 – 5
5 – 1 – 4 – 3 – 2
3 – 2 – 5 – 4 – 1
5 – 4 – 3 – 2 – 1
Non so rispondere

16. Attenzione: il seguente brano è suddiviso in paragrafi che seguono una disposizione ERRATA rispetto al testo originale. Paragrafo 1 La signorina Xiang osserva attentamente e da vicino quello che succede, con un’espressione decisamente preoccupata, mentre padre e figlia si parlano. Aimei dice a suo padre con decisione: “Non dimenticarti di venirmi a prendere mercoledì sera. Tieni bene a mente questo pensiero, papà!”. Dopo un minuto o due la signorina Xiang si avvicina ai due e il signor Li, con un ultimo saluto e un colpetto sulla schiena, consegna letteralmente Aimei all’insegnante che la conduce a un posto sulla panca. Paragrafo 2 Quando Li Amei, una bambina di quattro anni, termina il controllo sanitario, suo padre, Li Chou, la prende per mano e la conduce lungo il corridoio, dopo la classe degli allievi esterni, sino alla classe dei bambini interni di quattro anni e al dormitorio nel retro della scuola. Nel cortile risuona una musica marziale trasmessa dagli altoparlanti. Paragrafo 3 Mentre il signor Li lascia l’aula, la signorina Xiang offre un dolcetto ad Aimei, ma lei lo rifuta e, dopo essere saltata giù dalla panca, corre fuori dalla classe raggiungendo il padre nel cortile. Padre e figlia parlano concitatamente per due o tre minuti, mentre la signorina Xiang osserva dalla porta, proprio sulla soglia della sua classe, sempre con un’espressione preoccupata. Alla fine il signor Li e Aimei rientrano in classe mano nella mano. Paragrafo 4 Aimei e il signor Li entrano in classe, dove ci sono già una dozzina di bambini seduti sulle panche che mangiano dei dolcetti cotti a vapore. Appena una delle sue insegnanti, la signorina Xiang, si avvicina dicendo buongiorno, Aimei stringe più forte la mano del padre. Il signor Li cerca di far andare la figlia verso le insegnanti e i compagni dandole una pacchettina, affettuosa ma direttiva, sulla spalla, ma Aimei reagisce protestando, pestando i piedi e tirando la mano del padre, fino a fargli abbassare la testa al suo livello per sussurrargli qualcosa nell’orecchio. Paragrafo 5 Alle sette e quarantacinque di una fresca mattina di un lunedì di primavera, i genitori che portano i bambini vestiti con colori vivaci sul sedile posteriore della bicicletta, arrivano al cancello d’ingresso della scuola. All’interno del cancello, nel cortile di ingresso del Dong-feng, ci sono due assistenti sanitarie vestite di bianco che visitano i bambini man mano che arrivano. “Come stai oggi piccolino? Apri la bocca. Così va bene. Hai mangiato tanti dolci durante il fine settimana?” E rivolgendosi alla mamma: “Ha sofferto di mal di stomaco? Come va l’intestino?”. (Da: Infanzia in tre culture, J.J. Tobin, D.Y.H. Wu, Dana H. Davidson, Raffaello Cortina Editore). - Si individui, tra le soluzioni proposte, la corretta sequenza dei paragrafi, numerati da 1 a 5.

5 – 4 – 3 – 2 – 1
5 – 3 – 2 – 1 – 4
5 – 3 – 1 – 2 – 4
5 – 2 – 4 – 1 – 3
5 – 4 – 2 – 1 – 3
Non so rispondere

17. Attenzione: il seguente brano è suddiviso in paragrafi numerati con numeri romani. I periodi del secondo paragrafo, numerati con numeri arabi, seguono una disposizione ERRATA rispetto al testo originale. Paragrafo 1 È quindi necessario che i docenti, e questo vale dalla scuola dell’infanzia fino all’istruzione superiore e universitaria, vengano messi in grado di operare nel nuovo contesto. Ci riferiamo, più nello specifico, alle strategie più opportune da seguire a livello metodologico. In primo luogo, non si può considerare l’introduzione del computer e delle nuove tecnologie della comunicazione come un fatto automatico, bensì esso deve seguire un ben preciso percorso che ha come perno la formazione e la motivazione dei docenti. Paragrafo 2 L’analisi delle caratteristiche fondamentali della trasformazione nelle metodologie didattiche richiesta dall’introduzione della didattica digitale permette di comprendere come non si tratti di un processo semplice e lineare, soprattutto se lo si considera da un punto di vista sistemico e non solo relativamente al singolo docente nel singolo contesto operativo. Paragrafo 3 Le istituzioni italiane hanno messo mano in questo settore a una contraddittoria azione a partire dagli anni Ottanta. Proprio questa particolare situazione italiana rende più importante che il processo di progressiva educazione alla didattica digitale venga attivato da una fitta rete di collaborazione tra scuola e istituzioni di ricerca, università e mondo delle imprese; un’attività che oggi è favorita dall’applicazione dello “statuto dell’autonomia scolastica”. Paragrafo 4 Il compito di progettare la transizione al digitale della propria attività didattica non può, perciò, essere lasciato all’iniziativa del singolo insegnante o del singolo gruppo di docenti, ma è la scuola che deve prevedere un’attività specifica di formazione e una riprogettazione mirata dell’intero sistema formativo, in modo che tutti siano messi in condizione di esercitare il proprio ruolo in coordinamento con gli altri. Paragrafo 5 In particolare è fondamentale che si svolga uno stretto processo di interscambio con esperti del settore, che fungano da supporto in questo lavoro e favoriscano un iter di familiarizzazione e comprensione delle dinamiche proprie della didattica digitale, supportando un processo di formazione individuale e collettiva che implica due livelli di alfabetizzazione progressiva. (Da: Teorie e tecniche dei nuovi media, Paolo Ferri, Guerini Studio). - Si individui, tra le soluzioni proposte, la corretta sequenza dei paragrafi, numerati da 1 a 5.

1 – 2 – 4 – 3 – 5
2 – 1 – 4 – 5 – 3
2 – 1 – 4 – 3 – 5
1 – 4 – 2 – 3 – 5
2 – 1 – 5 – 4 – 3
Non so rispondere

18. Individuare l’alternativa che meglio sintetizza il contenuto del testo proposto in base ai criteri seguenti: • chiarezza: la rielaborazione deve esprimere chiaramente e completamente l’argomentazione principale del testo; • essenzialità: la rielaborazione deve evitare ridondanze e argomentazioni secondarie o subordinate e non può riportare informazioni addizionali o diverse da quelle contenute nel testo; • somiglianza: la rielaborazione deve contenere tutti i principali concetti espressi nel testo. La nuova Europa ottocentesca borghese e progressista, forte dei recenti progressi tecnologici, si sentì investita del compito di civilizzare il mondo. Le tesi di Charles Darwin, che spiegavano la comparsa dell'uomo sulla Terra come il risultato di un costante processo di evoluzione delle forme di vita animale, convinsero inoltre i "bianchi" che le popolazioni "selvagge" avrebbero potuto solo trarre dei vantaggi dal contatto con le civiltà europee più avanzate. In verità le reali motivazioni erano puramente economiche e avevano spinto i Paesi con forme di economia capitalistica a utilizzare, inizialmente, i Paesi extraeuropei come fornitori di materie prime e, successivamente, come nuovi mercati. Queste motivazioni, unite a un erroneo senso di superiorità della razza bianca, portarono ben presto alla distruzione delle culture originali dei Paesi colonizzati. D'altra parte fallì anche, nella lontananza dal mondo civile, l'illusione degli europei di poter ricostruire nelle colonie il proprio raffinato mondo culturale affiancandovi i pregi dei Paesi colonizzati.

Adducendo come scusa le tesi evoluzioniste di Darwin che spiegavano la comparsa dell'uomo sulla terra come risultato dell'evoluzione delle forme di vita animale e convinti che il contatto con i "bianchi" civilizzati avrebbe portato grandi vantaggi alle popolazioni "selvagge", ma spinti in realtà da motivi economici, gli europei dell'Ottocento si sentirono investiti del compito di civilizzare il mondo e diedero inizio a quella che viene definita "età delle colonie". Ma fallì sia il progetto di civilizzazione sia quello di chi si era illuso di godere dei pregi dei Paesi colonizzati ricostruendovi la propria raffinata cultura
L'Europa ottocentesca borghese, progressista e tecnologicamente progredita sentì di dover civilizzare il mondo. Utilizzando le tesi di Darwin come scusa, ma spinti in realtà da motivi economici, i Paesi capitalisti utilizzarono i Paesi extraeuropei dapprima come fornitori di materie prime e poi come nuovi mercati per i propri prodotti. Per questo, e perché pensavano che la razza bianca fosse superiore alle altre, distrussero le culture dei Paesi colonizzati. Fallì anche il progetto degli europei che si erano illusi di godere dei pregi dei Paesi colonizzati ricostruendovi il proprio mondo raffinato
L'Europa ottocentesca borghese, progressista e tecnologicamente progredita, spinta da forti motivazioni economiche, durante gli ultimi tre secoli organizzò numerose campagne militari per sottomettere alla propria potenza i Paesi extra europei. Anche l'Italia post unitaria volle avere un impero coloniale. I Paesi capitalisti utilizzarono i Paesi conquistati dapprima come fornitori di materie prime e poi come mercati per i prodotti delle proprie industrie. Per questo e perché pensavano che la razza bianca fosse superiore alle altre, distrussero le culture dei Paesi colonizzati e anche gli europei, che avevano cercato di ricostruire il proprio mondo comodo e raffinato nei Paesi sottomessi, fallirono nel loro intento.
I progressi tecnologici dell'Ottocento convinsero l'Europa borghese, progressista e tecnologicamente progredita, di aver la missione di civilizzare il mondo. I Paesi capitalisti utilizzarono i Paesi extraeuropei dapprima come fornitori di materie prime e in seguito ne fecero nuovi mercati per poter vendere i propri prodotti in esubero in patria. Convinti che la razza bianca fosse superiore alle altre, distrussero in pochi decenni le culture dei Paesi colonizzati creando le basi per futuri problemi politici e sociali.
Furono le tesi di Darwin a dare fondamento scientifico al senso di superiorità della razza bianca nei confronti delle popolazioni "selvagge". In questo modo, lo sfruttamento capitalistico intrinseco nelle colonizzazioni dell'Europa ottocentesca poté essere ammantato di un intento salvifico, poi tragicamente smentito dai fatti: le culture originalivennero distrutte e non furono nemmeno sostituite dal raffinato mondo culturale dei Paesi europei borghesi e progressisti
Non so rispondere

19. Individuare l’alternativa che meglio sintetizza il contenuto del testo proposto in base ai criteri seguenti: • chiarezza: la rielaborazione deve esprimere chiaramente e completamente l’argomentazione principale del testo; • essenzialità: la rielaborazione deve evitare ridondanze e argomentazioni secondarie o subordinate e non può riportare informazioni addizionali o diverse da quelle contenute nel testo; • somiglianza: la rielaborazione deve contenere tutti i principali concetti espressi nel testo. All'origine della moderna letteratura di intrattenimento c'è il romanzo d'appendice dell'Ottocento. Questo tipo di romanzo, secondo Eco, "gioca su caratteri prefabbricati, tanto più accettabili e graditi quanto noti, in ogni caso vergini di ogni penetrazione psicologica, come lo sono i personaggi delle favole".

La letteratura di intrattenimento ha le proprie origini nel romanzo d'appendice, dove i caratteri erano prefabbricati, noti e quindi graditi
Eco sostiene che alla base della letteratura di intrattenimento vi siano i caratteri del romanzo ottocentesco, che erano come i personaggi delle favole, ovvero graditi in quanto noti.
I caratteri del romanzo d'appendice dell'Ottocento sono come i personaggi delle favole, cioè impenetrabili psicologicamente e noti. Questo è all'origine della letteratura di intrattenimento
Il romanzo d'appendice dell'Ottocento è all'origine della moderna letteratura di intrattenimento perché, come dice Eco, si basa su caratteri prefabbricati, noti e privi di approfondimento psicologico.
I personaggi della moderna letteratura di intrattenimento sono simili a quelli delle favole e del romanzo d'appendice dell'Ottocento
Non so rispondere

20. Individuare l’alternativa che meglio sintetizza il contenuto del testo proposto in base ai criteri seguenti: • chiarezza: la rielaborazione deve esprimere chiaramente e completamente l’argomentazione principale del testo; • essenzialità: la rielaborazione deve evitare ridondanze e argomentazioni secondarie o subordinate e non può riportare informazioni addizionali o diverse da quelle contenute nel testo; • somiglianza: la rielaborazione deve contenere tutti i principali concetti espressi nel testo. Il terzo carattere distintivo dell'attuale condizione della formazione è stato definito "animazione della comunità degli operatori": ciò significa molte cose, anche se immediatamente può essere riconosciuto nei termini di una certa dinamica, di una certa turbolenza di un sistema sociale composto, in questo caso, dai professionisti della formazione.

La comunità degli operatori è un sistema sociale composto da una certa dinamica, cioè turbolento. Questa condizione viene detta "animazione" ed è un carattere distintivo della condizione della formazione nell'attualità
L'"animazione della comunità degli operatori" è un carattere distintivo della formazione attuale, che immediatamente riconduce a una dinamica di un sistema sociale di professionisti della formazione
La formazione è, in terzo luogo, "animazione della comunità degli operatori", espressione che indica lo stato di turbolenza di quel sistema sociale composto da professionisti della formazione
Il terzo carattere della formazione oggi deriva dall'"animazione della comunità degli operatori", che determina la turbolenza di un sistema sociale composto di formatori.
La turbolenza di un sistema sociale può essere governata attraverso l'"animazione della comunità degli operatori", opportunamente guidata da professionisti della formazione.
Non so rispondere

21. A quale corrente letteraria è ascrivibile Giovanni Verga?

Verismo
Futurismo
Neorealismo
Romanticismo
Scapigliatura
Non so rispondere

22. La scrittrice Grazia Deledda visse:

tra il XX e il XXI secolo
tra il XVIII e il XIX secolo
tra il XIX e il XX secolo
tra il XVII e il XVIII secolo
solo nel XX secolo
Non so rispondere

23. Secondo la Costituzione italiana, tutti possono professare liberamente la propria fede religiosa?

Sì, ma è ammessa solo la propaganda cattolica
Sì, purché non si tratti di riti contrari al buon costume
Sì, ma solo se si è maggiorenni
No, poiché un fede religiosa deve essere prima riconosciuta dallo Stato
No, se la fede religiosa è diversa dal cattolicesimo che è religione di Stato
Non so rispondere

24. San Marino è:

un principato
una località termale
una repubblica
un luogo di culto
una città italiana
Non so rispondere

25. Chi scrisse la celebre commedia in due atti "Aspettando Godot"?

Bertold Brecht
Samuel Beckett
Carlo Goldoni
James Joyce
Luigi Pirandello
Non so rispondere

26. Quale delle seguenti alternative riporta gli eventi nel corretto ordine cronologico?

Rivoluzione russa, Marcia su Roma, ascesa di Hitler, fondazione della Repubblica popolare cinese
Marcia su Roma, ascesa di Hitler, fondazione della Repubblica popolare cinese, Rivoluzione russa
Marcia su Roma, fondazione della Repubblica popolare cinese, Rivoluzione russa, ascesa di Hitler
Ascesa di Hitler, fondazione della Repubblica popolare cinese, Rivoluzione russa, Marcia su Roma
Rivoluzione russa, ascesa di Hitler, fondazione della Repubblica popolare cinese, Marcia su Roma
Non so rispondere

27. Quale dei seguenti mari/oceani bagna i Paesi Bassi?

Mar Baltico
Oceano Atlantico
Mare del Nord
Mare di Barents
Mar Nero
Non so rispondere

28. La prima classificazione degli organismi viventi in base al genere e alla specie è stata introdotta da:

Charles Darwin
Carlo Linneo
Jean-Baptiste Lamarck
Gregor Mendel
James Watson
Non so rispondere

29. In quale dei seguenti Paesi nel primo Novecento venne portata a termine la "lunga marcia"?

Germania
India
Cina
Irlanda
Stati Uniti
Non so rispondere

30. Nel 1924 un deputato socialista, strenuo oppositore del governo di Mussolini, venne rapito e assassinato. Si trattava di:

Filippo Turati
Antonio Gramsci
Gaetano Salvemini
Giacomo Matteotti
Carlo Rosselli
Non so rispondere
Al termine del quiz è presente la valutazione finale con risposte corrette/errate